lunedì 24 novembre 2014

# 52: caro Diario, buon compleanno

Caro Diario,
  buon compleanno!
  Sono due anni ormai che ci facciamo compagnia, io ne combino una nuova al giorno e tu ascolti leale senza mai giudicarmi. 
  Due anni: cresciamo assieme, lasciamo la nostra ingenuità iniziale, la paura si scioglie pian piano, continuiamo a sorridere - a volte con amarezza, o un filo di tristezza, a denti stretti. Ma cerchiamo sempre un motivo per sorridere, anche quando di voglia non ce n'è.
  Due anni in cui ci aspettiamo La Rivoluzione - che non arriva mai mentre l'aspetti, e quando ormai ti sei scordata di lei, giunge volteggiando sulle punte con grazia e leggerezza, ti avvolge in un velo d'organza e sussurra nell'orecchio: "Sono qui". A un certo punto, in questi due anni, chiudiamo gli occhi, arginiamo la tristezza, guardiamo il nucleo del nostro essere e capiamo. Perché non si può andare dove non si sa, bisogna aver chiara la meta per poterci arrivare.
  Ora procediamo, ancora insieme, su una strada nuova: anche grazie a te, mio caro Diario, e alla tua fiduciosa presenza s'è accesa qualche luce e io mi sento già un po' più Splendente.
  Per i tuoi due anni ti regalo una veste nuova e più allegria, per i miei Q+ mi regalo una promessa rinnovata - persa e ritrovata:
Prometto di volermi bene, di amarmi e rispettarmi.

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 Non sai che regalo farmi, mio caro Diario? Ecco, ci sarebbe quel contrattino con la casa editrice... 

(-6; determinazione: vigorosa; umore: romantico; sorriso del giorno: buon compleanno!)

giovedì 20 novembre 2014

Acqua e pennelli

Caro Diario,
  non puoi immaginare.
  Il tavolo della cucina è pieno di fogli, pennelli e macchie d'acqua colorata. Manca solo un cartello che dica: "Attenzione, genio all'opera!" e il quadro è fatto.
  Quadro... schizzo pasticciato, piuttosto. Va bene, te la racconto: sono iscritta a un corso di acquerello - uno di quei corsi miracolosi che si svolgono a pochi passi da casa, e che anche solo per questo devono essere categoricamente frequentati.
  Il fatto è che da una quindicina d'anni mi sono incapricciata di acquerelli: ho ancora davanti agli occhi dei dipinti semplici e bellissimi (quasi tutti uguali, in verità: cielo, mare e spiaggia) e nelle orecchie la mia voce che dice: "Prima o poi anch'io!"
  Quel prima o poi è arrivato. Ora mi chiedo se mai riuscirò a dipingere qualcosa di semplice e bellissimo passabile. Perché desiderare una cosa è un conto, ma essere capace di farla è un altro. E per capire la pittura bisogna avere quel certo non so che - che io evidentemente non possiedo.
  So dipingere un'atmosfera con le parole, ma con colori e pennelli temo di no.
  1. Conosco solo la teoria dei colori. Primari, secondari, complementari, grigio, nero, bianco, marrone. Tutta teoria - dicevo - e zero pratica.
  2. Pur conoscendo la teoria, non so come ottenere il grigio, né come scurire un colore (senza usare il nero, che è il diavolo).
  3. Conosco la teoria delle ombre, con la china e il puntinato nel disegno tecnico archeologico ero piuttosto brava. Ma non riesco a capire come funziona coi colori, il cervello mi si fonde.
  4. Non capisco perché siano necessari tutti quei pennelli: piatto grande, piatto medio tagliato obliquo, a punta tonda, a punta conica, a punta fine. A cosa servono? Effetti? Ah...
  5. Non so quale pennello usare, ovvio.
  6. Come funziona l'acqua sui colori? Perché se spennello verso destra mi si forma una macchia più scura alla fine della pennellata? Come faccio a convincere il colore ad andare dove desidero? Come faccio a capire dove desiderare di mandare il colore? 
  7. Non sono in grado di "vedere" l'immagine finale. L'arte non è la rappresentazione della realtà? La mia realtà è meno reale dei bufali dipinti nelle caverne dagli artisti preistorici, è deprimente.
  8. Non riesco a sopportare di non saper fare una cosa. Diamine, l'acquerello è colore più acqua, perché non riesco a capirlo?
  Perciò decido di smettere di torturare il foglio e di prendere confidenza con gli attrezzi. Inizio col primo passo: fare la conoscenza con i colori.

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  Apro la mia scatoletta bianca contenente dodici colori a cubetti (mi dicono che si chiamano godet), afferro il pennello a punta piatta obliqua e inizio a spennellare: rosso Magenta, rosso carminio, rosso di cadmio, giallo primario, giallo di cadmio, giallo ocra, ciano, blu oltremare, verde chiaro (il nome vero mi sfugge), verde smeraldo, terra di Siena e terra d'ombra bruciata.
  Sono bellissimi! Per i miei dipinti (?) userei solo i tre rossi e i due verdi, il magenta è il mio preferito in assoluto.
  Poi faccio un esperimento per ottenere il grigio: come mi ha suggerito questa mattina la mia amica Piera, prendo un po' di blu oltremare e un po' di arancio (decido che il rosso di cadmio è un arancione) e provo. Sovrapposti danno un coloraccio marrone poco definito, mescolati un bellissimo grigio caldo, tendente al violetto - sembra quasi il colore di casa nostra. Eureka!

(-10; determinazione: pericolosa; umore: zot! sorriso del giorno: a denti molto stretti)
  

lunedì 10 novembre 2014

# 50: piccoli successi (si spera non momentanei)

Caro Diario, 
  non ridere per favore.
  Sto per confidarti un piccolo segreto: a casa nostra stiamo sperimentando la Riorganizzazione Familiare. Ormai siamo fuori dal periodo di prova e posso dire che funziona!
  Non hai alcuna idea di cosa possa essere? Te lo spiego.
  Gli esseri umani della nostra famiglia tendono a considerarsi due anime solitarie - legate da un profondo e sincero affetto, ma con tutte le cattive abitudini della "singletudine". Non è del tutto colpa loro, be', non fino in fondo: due lavori diversi con orari opposti e una casa fagocitatrice di tempo libero e di energie giocano un ruolo piuttosto importante.
  Fatto sta che i suddetti sono stanchi di questa esistenza leggera e a tratti inconsistente. Sono stanchi di trascinarsi a fine giornata con l'unico pensiero fisso sul lavoro. Sono stanchi di correre come disperati nel fine settimana a ripulire casa, fare la spesa e sperperare il tempo rimasto alla ricerca di qualcosa da fare. Ma, poiché da soli non sono in grado di correre ai ripari, hanno bisogno di... regole!
  La nostra riorganizzazione si basa su due regole fondamentali:
  1. durante la settimana si pulisce casa, si fa la spesa, si smette di pensare al lavoro all'ora del tè e si decide come divertirsi nel finesettimana. Assolutamente vietato lavorare la sera.
  2. nel fine settimana ci si dedica solo ed esclusivamente a qualcosa di ricreativo: passeggiate, gite in moto, chiacchierate con amici, riposo, mostre, eventi, cinema e via dicendo - insomma, tutte cose che ricaricano le energie e danno un senso alla settimana. Assolutamente vietato lavorare.
  Su queste due regole ferree organizziamo la nostra settimana:

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  Per ora funziona. All'ora della merenda il marito rientra a casa, io concludo il lavoro e il Baldo si sveglia dal suo lungo pisolino. Dopo una pausa ristoratrice siamo pronti per le nostre attività: in questo modo solo due giorni su sette sono un po' noiosi (il lunedì e il venerdì), ma tutti gli altri filano lisci e sereni.
  Quindi il Punto Della Situazione può dirsi molto positivo: non solo la riorganizzazione familiare sta funzionando e ci rende molto più felici, ma sto anche rivoluzionando la lavanderia! Sono solo all'inizio, ma già si vedono delle belle cose (nel senso che finalmente riesco a vederle una a una, e non più ammassate in un groviglio mostruoso).
  Il Nuovo Piano D'Attacco per questa settimana sarà semplice semplice: continuare in questa direzione.

(- 20; determinazione: celo; umore: buono; sorriso del giorno: evviva la riorganizzazione familiare!)

mercoledì 5 novembre 2014

Gomitoli raminghi e sfumature di colore {u.f.f.a.}

Caro Diario,
  questa è una storia vera.
  Conosci Monila, vero? Quella ragazza dal cuore e dalle mani d'oro, con un senso dell'umorismo sottile e un sorriso che allontana le nuvole... Ecco, proprio lei. Ci capita spesso di chiacchierare della nostra quotidianità, dei desideri, dei dispiaceri, dei nostri due cani - Barone & Baldo, che accoppiata!
  Grazie a una di queste chiacchierate spunta di nuovo la voglia di prendere i ferri da maglia e tricottare un po'. È da qualche anno che non lo faccio, ma è proprio come andare in bicicletta: mentre monto i punti sul ferro tremila ricordi scorrono davanti agli occhi come un vecchio film. La nonna che m'insegna le basi, il gilet che quella volta al mare finisce per me (e che ancora conservo), la cesta con lane, ferri e schemi a casa della mia amica, la poltrona gialla e la stufa beige di fronte a cui tricotto invece di studiare... Tantissimi ricordi, tutti in un lampo.
  
sorrisoa365giorni-tricot-cappuccio

  Ogni nuovo progetto, per me è un divertimento. Quindi prendo due gomitoli di lana baby lilla e un gomitolo di lana colorata da lavorare assieme, seguo lo schema su Peggy Journal di settembre/ottobre e inizio il cappuccio. Ogni tot ferri cambio il colore del gomitolo singolo: dai rosa agli arancio e poi al giallo, tanti colori diversi ma in gradazione e uniti dal lilla.

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  È la prima volta che sperimento questa tecnica melange e il risultato mi piace molto, sembra un'aurora. Pare che il cappuccio piaccia anche a chi lo indosserà.

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Foto di Monila Handmade

(-25; determinazione: un po' impigrita, ma poco poco; umore. roseo, nonostante il grigiore là fuori; sorriso del giorno: tricottare!)