mercoledì 23 aprile 2014

Chiacchierino mon amour

Caro Diario,
 sono chiacchierino dipendente.
 Prima i ferri da maglia, poi l'uncinetto, quindi l'uncinetto tunisino ricamato a punto croce, infine il chiacchierino: sempre più affascinata dalle arti muliebri, abbandono uno dopo l'altro i panni da maschiaccio - la nonna ne sarebbe molto contenta.
 Ormai la fanciulla con pala & picco, malepeggio e carriola è solo un ricordo sbiadito. Le mie mani dalle dita muscolose (sì, esistono le dita muscolose) s'impegnano in voli artistici e creano nodi speciali: petali, archetti, pippiolini, una navetta, due navette... Imparo a districare garbugli microscopici e unire fili sottilissimi e contare punti dalle dimensioni assai ridotte.
 Da ottobre seguo un corso per imparare questa tecnica sotto la guida di una maestra davvero brava. Dopo vari tentativi, dita ribelli, litigi e innumerevoli fili tagliati, finalmente produco qualcosa di cui sono fiera: il mio primo esperimento, un centrino piccino picciò tutto colorato - rosa, ovvio.

 Ancora un po' insicuro, con petali e pippiolini un tantino anarchici, qualche asimmetria di troppo. Non importa, quel che conta davvero è la scoperta di una nuova fonte di benessere: fuori il sole brilla, la brezza gioca coi panni stesi, il marito e il canide han da fare in giardino e io mi do al chiacchierino.
 Su di me funziona come un amplificatore di serenità, un incantesimo di prestidigitazione a cui mi affido ogni volta che ho bisogno di fare il pieno di quiete e letizia. 
 Perciò, mio caro Diario, se vedi il Baldo girare per casa con una cuffietta a fiorellini multicolor, non preoccuparti: sono in fase relax e tutto va bene. 

(-7; determinazione: statica; umore: mutevole; sorriso del giorno: chiacchierino!)

venerdì 18 aprile 2014

Una settimana e un giorno dal Fuorisalone

Caro Diario,
 sono come la ghiaia, che filtra l'acqua e trattiene le cose più grosse.
 Se fai un salto indietro di una settimana e un giorno mi trovi qui, a Milano. Sono appena scesa dal treno, mi dirigo verso il metrò. Respiro l'aria vissuta e assaporo quel vecchio senso di libertà che tanto mi manca.
 Non c'è niente da fare: quando torno in città mi sento viva. Fiorisco, m'inebrio di persone e palazzi e negozi.
 Oggi poi, con il Salone del Mobile e il Fuorisalone la cosa si fa interessante: lunghe file in biglietteria, metri cubi d'aria viziata, spinte, scie di profumi persistenti, marciapiedi troppo stretti, macchine troppo irruenti, piedi caldi e sfatti. E colori su colori, forme e geometrie, sperimentazioni e stupore a oltranza. 
 Vivo tutto ciò con sentimenti contrastanti: 
Se l'Alina Urbana dice: "Amo la folla: tanta gente, tante storie", l'Alina Rustica dice: "Odio gli ingorghi umani."
Se l'Urbana canticchia una canzoncina mentre è in fila alla biglietteria, la Rustica sbuffa impaziente {e pensa che le scappa una pipì furiosa e non sa dove farla}.
L'Urbana passeggia tra la folla come la Rustica attraverserebbe un bosco in primavera. {Attenzione! il condizionale è d'obbligo}
Se l'Urbana apprezza la tenuta delle All Star rosse, calzature perfette per una 11 h di camminata sull'asfalto, la Rustica rimpiange le Crocs modello Mary Jane, a riposo nella scarpiera.
Se l'Urbana osserva le meraviglie del Fuorisalone con un sorriso saputo, la Rustica sgrana gli occhi e lancia urletti meravigliati.
 Entrambe (cioè io) gustano il piacere di ritrovare le "vecchie" amiche e abbracciare le "nuove" amiche. Quante emozioni! Parole, risate, gesti, sorrisi, occhi che brillano, gioia. Fare un giro da Merci e incontrare per caso una coppia di amici, ingrossare le fila del gruppetto, improvvisare un pic nic al parco, chiacchierare del più e del meno come fossimo vicini di casa, fare una corsa per non tardare alla premiazione del concorso Ikea Blogin con la redazione di CasaFacile e poi ancora incontri, abbracci e tanto, tanto piacere di stare tutti insieme.
 Ma la giornata finisce, torno nel metrò - destinazione stazione. Sono sul treno e mentre le luci della sera si sfilacciano nel buio, lascio che le emozioni si depositino. Domani, lo so, le più leggere scivoleranno via e le più grandi resteranno ad arricchire il mio tesoro.

Assieme alle emozioni porto con me anche alcuni - preziosi - regali: orecchini che sorridono di Artoleria (grazie, Katia!), Lord Cluod di Isabo (grazie, Isabella!) e i cerchietti per fare pompon (grazie, Simona!).
(-12; determinazione: in ripresa; umore: assonnato; sorriso del giorno: vedi sopra)

lunedì 7 aprile 2014

# 19: da ruggito

Caro Diario,
 si prospetta una settimana da ruggito. Roarrr.
 Vorrei poter dire che oggi sia un classico lunedì così:
honest

 Invece, mi sveglio con la lista delle cose-da-fare tatuata sulle palpebre con inchiostro magico (si cancella solo a completamento dell'opera). Il ritmo è serrato: ginnastica, colazione, doccia, lavoro, pausa pranzo (un'ora, ancora il livello d'emergenza è basso), lavoro, merenda, alle 18.30 breve conciliabolo per decidere la cena, quindi preparazione della torta-salata-salvavita: sempre quella (tra poco si cucinerà da sé), sempre buona. Qualche minuto ancora al pc, aspettando l'inizio del tai-chi. E la giornata finisce qui.
 Ritmo serrato e obiettivi da raggiungere, ma sotto il sole in giardino - un po' di dolcezza ci vuole. 

Col sole e i primi caldi, lo studio si sposta in giardino.

 E così sarà domani e il giorno dopo ancora. Perché questa settimana sarà per me inzeppata di vita sociale extra.
 Urge spiegare: la mia vita sociale è pari allo zero virgola sette. Il tai chi del giovedì sera, il corso di chiacchierino ogni due sabati, punto. Ultimamente, però, le sere di tai chi raddoppiano e un'altra sera è occupata dal corso d'archeologia (tre sere su sette: glab). 
 In più questa settimana ci sono una cena tra colleghe e una capatina con le amiche al Fuorisalone di Milano: in pratica faccio fuori altre due sere. 
 Venerdì mi gioco il jolly e do forfait.
 
(-23; determinazione: testarda; umore: solare; sorriso del giorno: inaugurazione dello studio esterno!)

venerdì 4 aprile 2014

# 18: ops!

Caro Diario,
 sono in ritardo.
 Su tutto, soprattutto sul cambio dell'ora. Non capisco perché una povera tapina già malmessa sia costretta a cambiare abitudini, orari, orologi psicofisici (oltre a quelli appesi ai muri di casa) ogni sei mesi. Tutto ciò mi disturba e mi mette in ansia.
 Seguo un regime alimentare assai rigido sugli orari in cui cibarsi. Ma: se mi scappa l'orario (i miei succhi gastrici son svizzeri) e mangio poco dopo le due, sarà peccato oppure no? In fondo le due di oggi sono l'una di settimana scorsa... 
 Da una settimana cerco di anticipare la sveglia a un'ora prima, tanto per regalarmi l'illusione di aver più tempo. Ma: se mi sveglio alle sette nel silenzio assonnato, in realtà mi alzo prima del sole? In fondo le sette di oggi sono le sei di settimana scorsa... 
 Dubbi amletici.
 Sono in ritardo anche col Punto Della Situazione: aprile arriva, ma Il Ripostiglio è ancora in alto mare - il lavoro e la stanchezza del marito, altri impedimenti, bla bla bla. Ogni volta che salgo le scale mi guarda dall'alto una nicchia bianca, triste e vuota. E una livella laser, un martello, due cacciaviti e la scaletta bianca lasciati lì ad aspettare. Fremo per finirlo, ma moltiplicare le ore e giorni ancora non mi vien bene.
 Sicché il Nuovo Piano D'Attacco è abbastanza intuibile:
  (-26; determinazione: osteggiata; umore: rassegnato; sorriso del giorno: si finisce Il Ripostiglio!)