lunedì 23 maggio 2016

A volte i miracoli capitano

Caro Diario,
  sono contenta.
  Sono contenta quando il marito torna a casa presto (miracolo). Sono contenta per lui.
  Sono un po' meno contenta quando il marito torna a casa molto presto, tipo per pausa pranzo, e si piazza davanti alla tivù, armeggiando rumorosamente con chiavi e altri ammennicoli maschili (gli ammennicoli maschili sono subdoli e rumorosi, fanno chiasso solo quando conviene) e io mi perdo l'unica battuta dell'unica puntata dell'unica serie che ancora non ho mai visto del mio telefilm preferito. Toglietemi tutto, ma non l'audio e il video della tivù quando stanno per pronunciare la frase epocale.
  Dicesi interruzione. 
  Dicesi nuvoletta di fumo che esce dalle mie frogie, assieme a un urlo isterico molto ben represso.

  Sono un po' meno contenta quando il marito torna a casa abbastanza presto, tipo dopo la pausa pranzo, e si prepara una tazza di tè e mentre osserva il bollitore mezzo pieno chiede a gran voce se il tè è da rifare e io perdo l'unica scintilla d'ispirazione che mi sia mai sopraggiunta in questa lunga giornata di cose da scrivere condite con mal di testa. Toglietemi tutto, ma non la (poca) concentrazione mentre sto cercando di ultimare il lavoro.
  Dicesi interruzione. 
  Dicesi urlo isterico mal represso e vago senso d'esser scambiata per Wonder-Ufficio Informazioni-Woman.

sorrisoa365giorni-mariti-miracoli

 (-184; determinazione: preoccupante; umore: nervosetti; sorriso del giorno: comunque ti voglio bene)

lunedì 16 maggio 2016

Rivoluzione elettro-domestica: il frigo-congelatore

Caro Diario,
  un frigorifero può cambiare la vita.
  Soprattutto se è un frigo-congelatore con frigorifero in alto e congelatore a tre cassetti sotto.
  Tanto desiderato e tanto sospirato, ora è a casa nostra, nella nostra cucina, nel suo mobile: ammirato,  adorato e coccolato.
  È un frigo-congelatore da incasso, perciò, (come scopro presto) meno profondo: va bene, mi devo abituare a nuovi assetti - ma anche lui deve abituarsi a me e alle mie manie.
  Nel giro di un paio di giorni prendiamo confidenza. Ciò significa che:
  • elimino il portauovo, perché le uova se ne stanno bel belle in una ciotola sul piano della cucina, pronte per trasformarsi in torte, frittate e pancakes!
  • elimino uno dei quattro ripiani, altrimenti i miei contenitori non ci stanno!
  • rimpiango la mancanza di una quarta mensolina sull'anta, perché vien meno la suddivisione cose dolci (burro e marmellate) - salse - conserve - bottiglie; ma mi adeguo (rognando)

      Quisquilie. La vera rivoluzione è il congelatore: tre cassetti da riempire di cibo già pronto! Ti rendi conto? Un sogno per i "pigri della cena" come noi. 
      In questa casa non sentirai mai più pronunciare frasi come: "Che cosa prepariamo oggi per cena?", ma solo "Che cosa scongeliamo oggi per cena?". Una differenza melodiosa.

    sorrisoa365giorni-rivoluziona-frigorifero

      (-198; determinazione: scaltra; umore: radioso; sorriso del giorno: euuiua le nuove sane abitudini!)

    giovedì 12 maggio 2016

    Un mese (anzi quattro) di libri: da gennaio ad aprile

    Caro Diario,
      non tutte le ciambelle riescono col buco.
      Non tutti i libri sono scritti bene e non tutti i libri sono ben curati. Me ne accorgo a inizio anno, mentre peregrino tra scaffali di librerie miei e altrui.
      Ma andiamo per ordine.
     
    sorrisoa365giorni-unmesedilibri-gennaio-16

      È gennaio e inauguro l'anno nuovo con Pelle di leopardo di Tiziano Terzani. Già letto e già tanto apprezzato: più di tutto, più del fatto di avere tra le mani un libro-simbolo per certe generazioni, quel che apprezzo è l'introduzione. Scritta dallo stesso uomo, ma più maturo, più disincantato. Tiziano Terzani ti sa entrar dentro l'anima con le sue parole, a qualsiasi età, in qualsiasi occasione - una rivoluzione, un viaggio senza voli, una malattia, un consiglio - e lì rimane.
      Poi, durante una cena del Club Rosa delle Prime Donne, ricevo in prestito da leggere Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna. La notte, quando rincaso e m'infilo sotto il piumone, apro le prime pagine e m'innamoro. Come si può non innamorarsi di un autore che scrive di morte, di politica, di altre cose tristi e ti fa ridere dalla prima all'ultima frase? Quando finisco il libro, sì, che sono triste...
      Anche perché dopo le cose incominciano ad andar storte.
      
      A un altro incontro del Club Rosa delle Prime Donne, ricevo in prestito una trilogia: Red, Blue e Green di Kerstin Gier. Un fantasy per adolescenti, mi avvisano. La storia potrebbe anche essere interessante (una variante dei viaggi nel tempo), ma tutto il resto... zerella. L'autrice applica tutti i trucchi del mestiere fin dalla prima riga: hook iniziale, suspence, colpi di scena si susseguono a ciclo continuo tra banalità e assurdità. Per dire: ci vogliono due libri per raccontare quel che succede in due giorni, mentre le settimane successive son descritte nell'ultimo libro, pigiando il tasto "avanti veloce" per farci star tutto. Ma l'editore dov'è? Bah.
      Per riprendermi da questa lettura fastidiosa, continuo col genere fantasy. Questa volta tocca a Jonathan Strange & il Signor Norrell di Susanna Clarke. Un libro abbandonato già in passato e non ricordo nemmeno perché. Cià, iniziamo! Aiuto. Che strazio. Non capisco nulla. Chi è il protagonista? Chi parla? E con chi parla? Dove vuole andare l'autrice? Salto blocchi di pagine per tentar di scoprire se c'è un filo conduttore. Non trovo nulla. Lo chiudo e metto via, abbastanza infastidita. Eppure è vincitori di premi letterari piuttosto famosi...
      Agguanto disperata un altro libro, La biblioteca dei miei sogni di Julie Highmore. Leggo due-righe-due e lo allontano da me esasperata. Possibile che le case editrici pubblichino libri del genere? Scritti male, con dialoghi assurdi, senza trama, senza scopo, senza nulla di nulla. Perché?
      
      Per fortuna c'è, fresco di stampa, Va', metti una sentinella di Harper Lee. Il buio oltre la siepe è uno dei miei libri preferiti, letto da bambina, da ragazzina, da giovane, da adulta, da exQQ - più e più volte. Il "seguito" mi riaccompagna in quelle atmosfere, mi fa provare sentimenti altrui, mi fa arrabbiare e commuovere. Mi dà qualcosa, come ogni libro dovrebbe. Ah, mi sento meglio.
      Poi cado in una trappola, mi lascio conquistare dalla curiosità e leggo Sein, una virgola sull'acqua. Ritratto di un'isola bretone leggendaria di Susy Zappa. Cioè, provo a leggerlo, ma dopo qualche pagina mi arrendo. Mi aspetto atmosfere magiche, misteri svelati. Invece trovo un po'  di storia dell'isola, l'introduzione al concetto di aldilà in cui i celti credevano, la preghiera del marinaio seguita da quattro pagine di date e dati di naufragi, lo stemma araldico dell'isola... Ed è solo la prefazione. No grazie, non ci sto.
    sorrisoa365giorni-unmesedilibri-febbraio-marzo-16

      Termino gennaio indignata e inizio febbraio piena di speranze.  Mi regalano Numero zero di Umberto Eco e lo leggo. Mi piace, è interessante, ma provo un senso di déjà vu, come fosse un piccolo Pendolo di Foucault
      Provo con L'arciere del re di Bernard Cornwell. Carino, la storia dovrebbe intrecciarsi con quella del sacro Graal, ma se ne perdono le tracce molto presto. La tira un po' per le lunghe e alla fine è inconcludente. Cerco in internet e scopro che è il primo di quattro libri. Va bene, ma ho questo libro e da solo non mi dice nulla di nulla. Zero voglia di leggere gli altri tre, chissà perché?
      Non ci casco più, voglio andare sul sicuro! Quindi mi affido al ciclo di Darkover di Marion Zimmer Bradley che mi tiene impegnata fino ai primi di aprile. Una serie di libri fantasy "fantascientifico", ambientati nel futuro su un pianeta alieno, che sembra il nostro passato. Letti più e più volte in gioventù, è un po' come tornare dai nonni dopo la scuola. Il suo stile non mi piace particolarmente (mi chiedo, però, quanto influisca l'editore: nomi di persona sbagliati e confusi tra di loro, frasi rocambolesche che sanno di traduzioni stanche...) ma mi piace la storia di questa antica colonia terrestre e del rapporto tra darkovani e terrestri. 
    sorrisoa365giorni-unmesedilibri-aprile-16
      
      Il libro di aprile (sì, uno solo) è Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson. Lo prendo per il viaggio in treno di ritorno da una riunione di lavoro, per ricordarmi di questa giornata meravigliosa. Il libro è altrettanto bello: coinvolgente, divertente, dissacrante, purtroppo non infinito.
      E ora, che cosa leggo???

      P.S. Nel frattempo leggo un po' di libri di lavoro - letture edificanti e profonde - ma decido di parlartene di là, ché ripetere le cose mi uggia.

    (-195; determinazione: stanca; umore: stanco; sorriso del giorno: leggere!)

    lunedì 9 maggio 2016

    La sottile differenza tra farcela e fare

    Caro Diario,
      le cose cambiano e non sono sicura che cambino in meglio.
      Prendi per esempio l'Alina di dieci anni fa: la frase che mi ripeto spesso è Non ce la faccio. Le cose sono talmente grandi per me, talmente difficili e io sono così sicura di non riuscire a realizzarle, che non le faccio. Non mi ci metto proprio: le archivio tra le cose impossibili e continuo la mia vita - con un senso (quasi) impercettibile di sconfitta condito da un forte profumo di fatalità - se non puoi, non puoi.
      Poi qualcosa scatta dentro di me, passo attraverso cerchi di fuoco e divento più duttile, più consapevole delle mie capacità, scopro di potercela fare. A fare cosa? Tutto, tutto quello che mi viene in mente, e forse anche di più. Studio economia (la mia bestia nera) e la capisco, mi laureo in tre anni e svolgo ben tre lavori contemporaneamente (per qualche mese anche quattro): i miei limiti, li sposto più in là e scopro, tra l'altro, che posso scavalcarli - all'occorrenza.
      Ce la posso fare. Ce la farò. Ce la faccio. E faccio, faccio tanto. Perché ogni idea che mi si accende in testa l'archivio tra le cose possibili, in attesa di essere realizzate. Ho liste lunghe pagine e pagine di queste idee; alcune sono già realizzate, altre le realizzerò a breve. Ce la poso fare, ce la faccio. E faccio, faccio tanto. Forse troppo.
      Ora prendi l'Alina di oggi: sono stanca. Stanca di questa fioritura spontanea e continua di idee, stanca di sapere di poterle realizzare, stanca di sapere di volerle realizzare, stanca di sapere di realizzarle. Vorrei un anno sabbatico da me stessa.
      Sai che cosa mi stanca? Sapere di farcela. Vorrei non dover farcela: vorrei fare, ma non farcela. Sono stanca di dire che ce la farò: so di farcela e so anche quanto mi costerà in termini di energie e di salute (fisica e mentale). Vorrei smettere di dire che ce la farò, vorrei non dover dire Posso farcela. Vorrei semplicemente fare, senza nemmeno pensare di doverlo fare.

    sorrisoa365giorni-farcela-vs-fare

    (-198; determinazione: stanca; umore: stanco; sorriso del giorno: mi prendo un anno sabbatico?)
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