martedì 14 aprile 2015

L'aquila

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Caro Diario,
  cosa fai quando una cosa ti piace tanto?
  Quando ti riempie di gioia e ti rende felice solo all'idea di pensarla? Io non riesco a smettere di farla!
È per questo che ho chiesto a Monila cosa ne pensasse di pubblicare più spesso la nostra rubrica Leonardo: ed eccoci qui, con una nuova puntata.
  Lo sai, scrivere sta diventando sempre più il mio mestiere: quando lavoro, mi trovi davanti allo schermo del computer mentre premo sulla tastiera a ritmo di musica, oppure in giardino mentre agito la penna su fogli volanti. Quando scrivo mi sento viva e sono felice, sicura di aver trovato finalmente quel posto nel mondo che cerco da così tanto tempo.
  Ma c'è qualcosa che amo in particolare scrivere, ed è questa nostra rubrica: le parole s'intrecciano ai colori, le emozioni prendono forma e le forme diventano emozioni, l'amicizia si fonde con la stima e mi sembra che assieme riusciamo a creare qualcosa di bellissimo.
  Questa volta tocca a me: scelgo una poesia scritta sedici anni fa, nel pieno di una metamorfosi felice e triste nel contempo. Ci sono io e forse l'immagine di me.


  Senza dire nulla, lascio che Monila la interpreti con la sua sensibilità. Vieni con me a scoprire come?

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Illustrazione di Monila
 (-17; determinazione: alta; umore: solare; sorriso del giorno: pittura e poesia!)

venerdì 10 aprile 2015

#19: colpita da un'incredibile slandronite acuta

Caro Diario,
  sarò breve.
 Sono in preda a un attacco di slandronite acuta. Ogni giorno mi sembra domenica e fatico a concentrarmi sulle cose da fare: mi vien meglio con le cose che voglio fare.
  Tipo: scappare in città, pensare a me stessa, godermi il sole e il traffico, confrontarmi con persone speciali, regalarmi una passeggiata in mia compagnia, scrivere su ogni superficie cartacea, leggere un libro coinvolgente, immaginare il futuro, perlustrare angoli dimenticati tra le risaie.
  Ma anche: tornare a casa e salutare con amore il lago, giocare col Baldo e fargli mille carezze nel sole del mattino, progettare il giardno col marito, godermi il silenzio e la musica a palla.
  Ma sarò breve e, come promesso, sarò fedele all'appuntamento del venerdì.

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Un posto per ogni cosa in lavanderia ancora non c'è, ma solo perché ogni cosa è veramente tanta e variegata. In ogni caso sono a dimora: i filati e gli strumenti per lavorarli, le stoffe e la macchina da cucire, le perline e i fili metallici per far bigiotteria e, naturalmente, i panni da lavare nei loro cesti. In compenso racimolo tutti i contenitori inutilizzati di casa: vecchie scatole di latta, cesti vari e scatole  in plastica e metallo regalate in varie occasioni.
  1. Questa settimana più che concentrare il lavoro al mattino e uscire al pomeriggio, va così: lavorare lo stretto necessario e divertirmi il resto del tempo! Lunedì gioco alla piccola PO e vinco una cena italian-sushi in compagnia, mercoledì vo in città per "rifarmi nuova" (te ne parlerò presto) e rivedere un'amica carissima, giovedì vo in campagna e vinco un pomeriggio di sole e di chiacchiere... 
  2. Guido ogni giorno! Ancor meglio: guido ogni giorno senza paura! Viaggi brevi, ma tranquilli. Sono contenta.

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  1. Riempire i vari contenitori inutilizzati e sistemarli nei mobili della lavanderia. Riuscire a farlo, sarebbe già un gran successo!
  2. Contenere l'entusiamo da giornate primaverili e concentrarmi sul lavoro. Idem come sopra ;-)
  3. Continuare a guidare ogni giorno, provare magari le "strade fetenti".
Ce la fara la nostra eroina?

(-20; determinazione: buona; umore: solare; sorriso del giorno: #celoffa)

giovedì 9 aprile 2015

Voglio essere come Nicole Curtis

Caro Diario,
  non sai chi è Nicole Curtis?
  Te lo dico subito: è la protagonista di una trasmissione televisiva americana, acquista, ristruttura e vende case d'epoca altrimenti destinate alla demolizione. Si presenta come "agente immobiliare, restauratrice e mamma tuttofare". È piccola, snella, bionda e con bellissimi bicipiti. Adora le ciabatte infradito, fa il lavoro che ama ed è felice.
  Io l'ammiro e un poco pure la invidio. 
  Ti spiego perché. A un certo punto della mia vita scopro, con sorpresa, di essere una persona poliedrica - un colpo per una convinta di bruciare per un'unica passione! Mi trovo davanti a mille possibilità, a mille Aline, tutte con una "divisa" e un ruolo nella società diversi: da far girare la testa.
  Me ne accorgo solo in questi ultimi anni, eppure dovevo capirlo fin da subito: gli indizi sono ovunque. 
  1. Quando imparo a scrivere, m'innamoro della scrittura e decido di diventare una scrittrice. 
  2. Alle elementari mi innamoro della Preistoria e decido di diventare archeologa. 
  3. Alle medie mi innamoro delle planimetrie e decido di diventare arredatrice d'interni. 
  4. All'università devo scegliere tra archeologia e architettura: il dubbio è grande, ma contro ogni logica scelgo il mio Vero Amore. 
  5. Dopo l'università mi innamoro del turismo e decido di diventare guida turistica e di iscrivermi di nuovo all'università.
  Lei, invece, sa fin da subito quel che vuole e lo fa con tutta se stessa.


  Ci sono anni in cui mi convinco di aver sbagliato strada.
  Invece no. Oggi sono un'archeologa in evoluzione, una futura Professional Organizer e un'autrice (di due sussidiari, di tre blog e di infinite storie). E sono felice.
  La mia strada non è lineare, ma tutta a curve (spesso mi distraggo, inevitabile per un'entusiasta curiosa): vista da una nuova prospettiva assomiglia a un cerchio. Anzi, a un otto sdraiato, che va e ritorna come l'infinito.
  Non ho più dubbi: so di poter fare (bene) tutto quel che mi appassiona, ma decido di seguire il cuore e quel che mi rende felice e mi diverte. Proprio come Nicole.

mercoledì 8 aprile 2015

Chez moi: il profumo del pane, ovvero pane 2 la vendetta

Caro Diario,
  peccato non si possa fotografare il profumo.
  Perché il profumo del pane appena cotto è indescrivibile.
  No, non mi arrendo (giammai): dopo quel primo esperimento di pane fatto a mano ('iuto), ho meditato a lungo, molto a lungo. E la meditazione ha portato i suoi frutti: una macchina per impastare, lievitare e cuocere il piane. Aha.
  La storia è molto simile a quella del brutto anatroccolo: c'era una volta una macchina del pane bistrattata e disprezzata da tutti eccetera eccetera. Dal negozio finisce in casa di una signora: la prova, la mette in un angolo e alla prima occasione la presta (in eterno) alla vicina. La vicina la porta a casa, la prova, la mette in un angolo e alla prima occasione la presta (in eterno) alla cugina. La cugina la porta a casa, la prova, la mette in un angolo e la presta (in eterno) alla figlia. La figlia la porta a casa, non la prova, la mette in un angolo e se ne dimentica. Ma il marito la prova (più volte, caparbio) e l'apprezza.
  Prima di apprezzarla, però, ci son stati vari tentativi per comprenderne le qualità.
  1. Primo tentativo: la macchina, quando inizia la fase di cottura, va in corto circuito e spegne ogni attività elettrica di casa - con mia somma gioia. Già penso a chi potrei prestarla (in eterno).
  2. Secondo tentativo: la macchina, quando inizia la fase di cottura, non va in corto circuito ma diffonde un odore allarmante di bruciato. Forse potrebbe interessare a mia cugina.
  3. Terzo tentativo: la macchina, non va in corto circuito né diffonde un odore allarmante di bruciato, ma sforna una pagnotta profumata. Mmm.
  La quinta (al farro), sesta (ai semi di girasole), settima (alle noci), ottava volta (ancora alle noci) la macchina fa il suo dovere e noi le vogliamo bene. 
  E come non volergliene? In tre ora impasta, lievita, cuoce, profuma l'ambiente e sforna una pagnotta fragrante e soffice - in completa autonomia. Ringrazio il marito per non essersi dato per vinto.
  Il fornaio di casa è lui, ma l'altro giorno accetta di farmi provare: mi scrive su un biglietto con estrema attenzione come, quanti e quali ingredienti versare nel secchiello, imposta la funzione desiderata, se ne va al lavoro e incrocia le dita (non lo ammette, ma io so).

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Ingredienti:
1 misurino grande colmo d'acqua, 2 cucchiai di olio e.v.o., 350 gr di farina, 1,5 misurino piccolo di lievito,
1 misurino piccolo di sale, 1 misurino piccolo di zucchero

  Così quella mattina mi alzo, scendo in cucina e, mentre preparo il tè per la colazione, seguo le sue indicazioni, riempio di ingredienti il secchiello, lo posiziono sul fondo della macchina, chiudo lo sportello, inserisco la spina (hehehe) e premo il tasto "start". Il tutto in cinque minuti.
  Tre ore più tardi torno a casa e, appena apro la porta d'ingresso, quasi svengo per il profumo di pane fresco. Bontà.
  Quindi posso dire, mentre sparpaglio briciole di uno spuntino fuori programma: faccio il pane in casa! Tiè.

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(-22; determinazione: culinaria; umore: profumato; sorriso del giorno: faccio il pane in casa!)
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