domenica 7 febbraio 2016

Settima settimana, di esperimenti, sport pericolosi e febbre

Caro Diario,
  ti scrivo da sotto il piumone*.
  La settimana è ancora in corso, ma so già come andrà a finire. Finirà come tutte le altre.
  Si assomigliano tutte, ed è qui il bello: trovare un modo per rendere diverse le somiglianze.
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  L'esperimento funziona ed è un gran successo! Ogni giorno, per mezz'ora al mattino, mi prendo cura di una stanza: la riordino e la rendo più carina, piacevole da vedere e da vivere. 
  L'esperimento funziona solo nei giorni di vacanza, però: in tutti gli altri il mio pensiero e le mie intenzioni sono rivolti al lavoro. Un vero peccato, sento di poter dedicarmi a entrambi senza rinunce.
  Il lavoro riprende con nuove sfide, nuovi incontri, nuove entusiasmanti prospettive. 
  Il lavoro riprende, più tumultuoso che mai. Qualcuno apre le dighe e gl'impegni si precipitano in una corsa liquida prorompente. Il rafting lavorativo non è il mio sport preferito - soprattutto quando sento il bisogno di ristoro. Ma imparo in fretta le regole di base e non mi capovolgo - rischio un paio di volte.
  Il riposo arriva quando meno me l'aspetto. Un colpo di tosse, il naso che cola, la fronte che scotta.
  Il riposo arriva forzato, provo a oppormi, ma è meglio desistere. Ecco perché ti scrivo da sotto il piumone - con un berretto di lana in testa e una bottiglia d'acqua vicina.
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  Prometto che nelle prossime settimane mi prenderò cura della casa e del lavoro ogni giorno, cinque giorni su sette, perché entrambi mi danno delle sensazioni piacevoli.
  Non mi dedicherò più a "sport" troppo avventurosi e potenzialmente pericolosi per me.
  Studierò le sfumature di significato della parola "ristoro" e ne terrò conto.
  Augh.

(-290; determinazione: obnubilata; umore: caldo; sorriso del giorno: evviva la febbre!)

* Scrivo queste parole mercoledì 3 febbraio in preda alla febbre e pubblico solo ora per ovvi motivi.

mercoledì 27 gennaio 2016

Natura


Caro Diario,
  io e Monila torniamo con Leonardo!
  No, non è una riunione di ex compagni di scuola, ma la nostra rubrica di pittura & poesia: lei disegna, io scrivo; ci facciamo ispirare l'una dall'altra e osserviamo cosa ne nasce.
  Di solito prende forma qualcosa di bello, così doppiamente ricco di significato per noi due - e non solo per noi, spero.
  Questa volta osservo il disegno di Monila e aspetto l'ispirazione. Ma i pensieri in testa sono tanti, le cose da fare troppe, la concentrazione scarsa: non trovo le parole giuste, non trovo l'accordo giusto.
  Passano i giorni e i mesi. D'un tratto so cosa scrivere e lo scrivo.


  Penso ai particolari del mondo attorno a noi, penso alla felicità. Conosco una persona speciale, si chiama Simone: non ci sentiamo spesso, non so che aspetto abbia, ma sono sicura di essere nei suoi pensieri, così come lui è nei miei. Conoscerlo mi arricchisce, perché grazie a lui posso provare a vedere il mondo da un'altra prospettiva, quella della felicità.
  Leggo il suo libro, Paolo secondo me - una lunga poesia toccante, come solo l'esperienza può esserlo - e assieme a lui vorrei dire "io sono nata felice" e "amo la felicità". Vorrei essere felice.
  Mai perdere la speranza, direbbe.

  
  Quindi questa piccola poesia è dedicata a lui.
  Vieni, andiamo da Monila a scoprire com'è nato il suo disegno!

(-301; determinazione: stanca; umore: stanco; sorriso del giorno: pittura & poesia!)

lunedì 18 gennaio 2016

Lavori in corso. La cucina c'è

Caro Diario,
  eccoci al giro di boa.
  Dopo la fase uno (smontare i mobili della cucina) e la fase due (risanare i muri e incrociare le dita), passiamo alla fase tre (acquistare i mobili mancanti - la più divertente!) e alla fase quattro (decidere i rivestimenti).
  Quest'ultima si dimostra più difficile del previsto: per il piano di lavoro e il muro tra piano e pensili vorremmo il marmo - ma lo scartiamo (troppo costoso); valutiamo il legno - ma lo scartiamo (troppo scuro); non prendiamo nemmeno in conto le piastrelle - simpatiche, ma non le fughe da pulire (già passati per questo sentiero impervio). Alla fine si accende la lampadina e scegliamo la resina spatolata. Bianca o grigia? Grigia.
  Scelti i rivestimenti, è ora della fase cinque (montare i mobili): finalmente! Nel giro di qualche ora, ehm, ci ritroviamo con due nuove colonne (una per il frigo-congelatore, l'altra per i forni), alte fino ai mattoni della volta, e tre nuovi pensili, lunghi e stretti, enormi e capienti. E così scopriamo l'inutilità dei nostri timori: i mobili alti, invece di rimpicciolire l'ambiente, lo ingrandiscono! Fantastico.
  Qualche attimo di contemplazione estatica e passiamo alla fase sei (applicare il rivestimento). Ecco. Una mano di fondo, due mani di resina grigia, una mano di resina trasparente.
  Tre passi indietro. Testa inclinata, fronte aggrottata. Mmm. Non ci piace per niente.
  La resina è bella, l'effetto spatolato materico (come direbbe qualcuno) ma il grigio, per quanto chiaro, scurisce e raffredda l'ambiente: mi sento a disagio ogni volta che entro in cucina. E poi, ha una leggera sfumatura lilla. Lilla! Non va, bisogna fare tutto da capo...
  Quindi scatta la fase sei bis (rivestire il rivestimento): ritorno sui miei passi con risolutezza e seguo il mio istinto scegliendo la resina bianca. Dopo una settimana il risultato è quello giusto: il bianco illumina, ingrandisce, accoglie con calore!
  E finalmente ho la cucina dei miei sogni. Be', mezza cucina dei miei sogni: mancano gli elettrodomestici nuovi (lavastoviglie, frigo-congelatore e forno microonde da incasso, e i fornelli a induzione) e quel tocco di bellezza sparsa qua e là... Ma il cambiamento è in atto.

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  Scopro, infatti, una cosa importante: ho bisogno di bianco e di mobili puliti, di superfici sgombre e di pochi oggetti che illuminino di bellezza tutto l'ambiente. Ho bisogno, soprattutto, di entrare in una stanza e riconoscerla: voglio sorridere di piacere e sentirmi a casa.
  Ne vedremo delle belle, mi sa.

(-310; determinazione: dolce; umore: sereno; sorriso del giorno: la nuova cucina c'è!)

martedì 12 gennaio 2016

Un mese di libri, anzi cinque

Caro Diario,
  Da cinque mesi son convinta di leggere poco.
  Agosto, quattro libri. Settembre, tre libri. Ottobre, sei libri. Novembre, due libri. Dicembre, due libri e mezzo. E rimando, rimando, rimando di parlartene.
  Così mi ritrovo con diciassette libri e mezzo da raccontare. Ops. Tieniti forte, cercherò d'essere telegrafica.

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  Gli scoiattoli di Central Park sono tristi dì lunedì di Katherine Pancol
  L'ultimo libro della prima trilogia. Sempre più folle, sempre più romantico. Lei è sprofondata di nuovo nell'insicurezza (ma perché???) e tutto attorno tentano di fiorire grandi amori. Piaciuti tutti e tre i libri; sembrano leggeri, ma il cambiamento, le paure, la morte, le malattie mentali, la pubertà, il malocchio, la violenza, i sensi di colpa, gli amori travagliati non sono leggeri. La leggerezza sta nella penna dell'autrice, non nelle realtà che racconta.

  Cose non noiose per essere superfelici di Mr. Wonderful
  Libro piccolo, breve, da bere in poche sorsate - ma più volte nel tempo, come l'aperitivo del sabato sera con gli amici. Lo lascio sul comodino, perché non si sa mai: la grafica, già da sola, rasserena; quel che c'è scritto fa ragionare. È un balsamo e l'ingrediente segreto è: per essere felice devi volerti bene. Dici poco.

  Il giovane Holden di Jerome David Salinger
  Be', lo amo. È uno dei miei libri preferiti (assieme a Il buio oltre la siepe di Harper Lee e La foresta incantata di Mary Stewart) e ogni volta leggerlo è come rivedere un vecchio amico, ritrovarlo uguale a sempre e scoprirlo diverso. Mi piace lo stile, l'intercalare, quel senso quasi impalpabile di insoddisfazione che mi riporta immediatamente indietro ai miei quindici anni. So anche che faccia ha, Caufield, e sento la sua voce. 
  Uno dei più bei libri mai letti.

  Annibale di Paolo Rumiz
  Ti va bene, ne parlo altrove.

  L'arte delle liste di dominique Loreau
  Ti va bene (2), ne parlo altrove.

  Chocolat, Scarpe rosse e Il giardino delle pesche e delle rose di Joanne Harris
  Odio ripetermi, ma. Ti va bene (3), te ne parlo qualche tempo fa.

  Un messaggio dagli spiriti e Alla deriva di Agatha Christie
  Letti, riletti, straletti. Ma sempre belli. La cosa assurda, con lei, è che spesso (tranne rari casi) mi dimentico chi è l'assassino: non è meraviglioso?

  Detto, fatto di David Allen
  Ti va bene (4), ne parlo altrove.

  Potere alle donne di Riccardo Bucciarelli
  Questo è un libro che non dovrebbe mai mancare in famiglia: in duplice copia, meglio tripla. Fa pensare (troppo) e ragionare sulla natura del rapporto tra uomo e donna. L'autore è uno psicoterapeuta affascinato dalle dinamiche di coppia: tutto quello che avviene nelle coppie è scritto nel nostro DNA.
La Femminilità è la consapevolezza del potere che la donna ha sull'uomo e l'uso consapevole che questa ne fa.
Le donne emancipate non conoscono il loro vero potere, gli uomini abbandonati a se stessi non sanno più da che parte andare: se vogliamo esser felici tutti quanti, donne care, tiriamoci su le maniche e diamoci da fare. La mia prima reazione? Mi arrabbio. La seconda reazione? Concordo con lui, ma sono arrabbiata lo stesso. La terza reazione? La sto aspettando. Credo lo rileggerò, mediterò e te ne parlerò per bene: merita.

  La chiave segreta per l'universo di Lucy e Stephen Hawking
  Carino, davvero carino: un racconto per bambini, con schede scientifiche per conoscere meglio e con facilità il firmamento. Con una morale: siamo figli delle stelle e siamo fatti della stessa materia, la Terra, noi e gli altri abitanti; eppure noi pian piano la stiamo distruggendo. Forse, invece di cercare un nuovo pineta in cui trasferirci, sarebbe meglio proteggere il nostro pianeta: con l'aiuto del buon senso e della buona scienza possiamo farcela.

  Sangue su Roma di Steven Saylor
  Mi piacciono i gialli e mi piacciono i romanzi storici ambientati nell'antichità. Poi trovarmi a tu per tu con Marco Tullio Cicerone da giovane è piuttosto emozionante. Questo libro mi fa venir voglia di rispolverare vecchi libri di scuola e rileggere con occhi nuovi la Pro Sexto Roscio Amerino, l'orazione che, venticinque anni fa, era solo una liceal tortura.

  Firmino di Sam Savage
  Pare sia un caso letterario. Già letto una volta. Inizio a leggerlo e non mi piace - come l'altra volta. Ma, siccome ricordo di averlo finito con gusto, continuo. È un libro strano, inquietante, triste e divertente. Alla fine, però, mi lascia un senso di vuoto: non so se Firmino, il topo letterato, mi piace del tutto.

  Manca il libro mezzo letto, te ne parlerò a lettura ultimata.

(-316; determinazione: puntigliosa; umore: lì per lì; sorriso del giorno: libri!)
  
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